Studiare il cinema cinese con le Digital Humanities. Riflessioni di metodo a partire dal Premio Dino Buzzetti 2024-2025
Come costruire un dialogo efficace tra strumenti digitali, competenze sinologiche e analisi del film? La sfida metodologica consiste nell’individuare quali procedure siano più adatte alle diverse domande di ricerca sul cinema cinese e nel verificarne i risultati alla luce della lingua, del contesto culturale e della grammatica filmica.
Le riflessioni di metodo qui proposte nascono dal progetto “Power and Patriotism in Chinese Cinema. A Lexicometrical Analysis of PRC’s Contemporary Propaganda Blockbusters”, sostenuto dal Premio Dino Buzzetti 2024-2025 (AIUCD). Considerando i sottotitoli come corpora interrogabili attraverso frequenze, parole chiave e concordanze, la ricerca ha esaminato The Founding of a Republic (Jianguo daye 建国大业, dir. Han Sanping 韩三平 e Huang Jianxin 黄建新, 2009) e Wolf Warrior II (Zhanlang II 战狼II, dir. Wu Jing 吴京, 2017). Il primo ricostruisce gli eventi storici che conducono alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949; il secondo segue un ex soldato cinese impegnato a salvare connazionali e civili durante una crisi armata in Africa. Entrambi i film appartengono al cosiddetto “cinema della melodia principale” (zhuxuanlü dianying 主旋律电影): blockbuster sostenuti e promossi dal sistema ufficiale, nei quali intrattenimento e comunicazione ideologica si intrecciano.
Un primo nodo metodologico riguarda l’applicazione degli strumenti computazionali alla lingua cinese, che richiede una conoscenza diretta tanto della lingua quanto del contesto culturale. Il cinese scritto non separa le parole mediante spazi e l’analisi dipende dalle scelte di segmentazione, dalle liste di stopword e dai criteri di selezione lessicale. Un errore di tokenizzazione può modificare le frequenze e, di conseguenza, orientare in modo fuorviante l’interpretazione. La tecnologia deve quindi accompagnarsi a un controllo ravvicinato del testo originale.
In questa prospettiva sono particolarmente rilevanti le ricerche di Valeria Varriano e Serena Zuccheri, che intrecciano analisi linguistica, traduzione audiovisiva e studio delle emozioni. I loro lavori sulla resa della rabbia in cinese nell’ambito delle pratiche di fansubbing in Gomorra e Perfetti sconosciuti e sugli emotional scripts mostrano che emozioni come rabbia, paura o orgoglio non possono essere ridotte a etichette automatiche – dipendono dalle scelte linguistiche e dalla relazione tra parola, voce e immagine – e richiedono un’approfondita verifica qualitativa.
Nel progetto “Power and Patriotism in Chinese Cinema” è stata impiegata una doppia strategia di indagine, finalizzata allo studio delle narrazioni patriottiche attraverso l’individuazione, nei sottotitoli, delle parole chiave del discorso cinematografico e l’analisi delle relative concordanze e collocazioni. A una prima esplorazione del corpus con Voyant Tools è seguito lo sviluppo di una procedura in Python, adattata alle caratteristiche specifiche dei sottotitoli: testi frammentati, dialogici e sincronizzati con la narrazione audiovisiva. Il codice ha permesso di intervenire direttamente sulla segmentazione, sulla pulizia del corpus e sulla selezione delle stopwords, facendo ricorso a procedure consolidate nell’analisi computazionale dei testi in lingua cinese. A margine, si segnala che altri strumenti frequentemente impiegati in questo ambito sono Sketch Engine e AntConc.
L’analisi ha mostrato che le parole chiave possono far emergere diverse modalità di costruzione del discorso patriottico. I risultati saranno approfonditi in un articolo scientifico di prossima pubblicazione; qui interessa sottolineare che le frequenze acquistano significato soltanto quando vengono ricondotte alla struttura narrativa e al contesto filmico. Il dato quantitativo, infatti, non parla da solo, tanto più nel caso della lingua cinese, in cui il processo di tokenizzazione è particolarmente delicato e può incidere in modo rilevante sui risultati.
Lo dimostra, per esempio, l’indagine esplorativa condotta con Voyant Tools. Nella wordcloud di The Founding of a Republic la centralità di verbi generici come xiang 想 (pensare/volere), tan 谈 (discutere), e zuo 做 (fare) offre indicazioni preliminari sulla natura dialogica del film, ma non consente ancora di individuare autonomamente i nuclei discorsivi più significativi. Più evidente è il problema della segmentazione di wan 万 (diecimila), inizialmente isolato dal programma: l’implementazione di una procedura più accurata in Python ha permesso di riconoscerlo come parte dell’espressione wansui 万岁 (lunga vita/viva!), associata alle acclamazioni della cerimonia di fondazione della Repubblica, apice narrativo del film.
Figura 1 – Wordcloud dei sottotitoli di The Founding of a Republic (Voyant Tools).
Analogamente, nella prima visualizzazione di Wolf Warrior II, l’alta frequenza di un verbo enunciativo come gaosu 告诉 (dire, comunicare) rischia di ricevere un peso interpretativo eccessivo, mentre la segmentazione non corretta del nome del protagonista Leng Feng 冷锋 ne compromette il riconoscimento come unità onomastica. Questi esempi mostrano come la pulizia del corpus e il controllo linguistico dei risultati rappresentino condizioni essenziali per una successiva interpretazione narrativa e filmica.
Figura 2 – Wordlcloud dei sottotitoli di Wolf Warrior II (Voyant Tools).
Nondimeno, dopo l’estrazione occorre tornare sempre al testo e al contesto: leggere le concordanze, ricostruire la battuta, individuare chi parla, a chi si rivolge e quando compare una determinata espressione. Nel cinema questo ritorno deve estendersi alla grammatica filmica. Inquadrature, montaggio, recitazione, musica, suono e disposizione dei corpi possono rafforzare, modificare o contraddire il significato delle parole. I sottotitoli sono dunque una porta d’ingresso privilegiata, ma non un testo autonomo separabile dalle immagini.
Il metodo proposto dal progetto potrà essere ulteriormente sviluppato attraverso la sentiment analysis o la network analysis, applicata, per esempio, alle relazioni tra i personaggi o alla circolazione di temi ricorrenti. Tornando alla domanda iniziale, le Digital Humanities rappresentano dunque uno strumento utile per indagare le forme del cinema cinese, attraverso un esercizio capace di tenere insieme distanza e prossimità: osservare i dati e individuare ricorrenze, ma ritornare sempre al carattere, alla battuta, alla scena e al modo in cui il film costruisce il proprio discorso. Solo questa integrazione permette di ridurre la distanza interpretativa e di affrontare consapevolmente le specificità linguistiche, culturali ed estetiche del contesto cinese, aprendo al tempo stesso la strada a ricerche nuove e metodologicamente ambiziose.
OpenEdition vi suggerisce di citare questo post nel modo seguente:
Chiara Lepri (22 Luglio 2026). Studiare il cinema cinese con le Digital Humanities. Riflessioni di metodo a partire dal Premio Dino Buzzetti 2024-2025. Informatica Umanistica e Cultura Digitale: il blog dell' AIUCD. Recuperato il 9 Ottobre 2026 da https://doi.org/10.58079/16lu6


