Carta…canta? Il problema della digitalizzazione delle risorse musicali
Negli ultimi anni la digitalizzazione del patrimonio culturale ha subito una forte accelerazione e ciò ha permesso un accesso sempre più ampio e inclusivo ai documenti. Il rischio concreto, però, è che alcuni materiali rimangano appannaggio esclusivo di studiosi e specialisti e questa criticità riguarda proprio le risorse musicali: a differenza di un dipinto o di una lettera, una partitura digitalizzata (come quella che presentiamo in copertina) richiede un’alfabetizzazione minima in materia di lettura musicale, anche solo per poter immaginare come “suona” la fonte.
Oltre alla dimensione sonora della risorsa musicale, un altro aspetto problematico riguarda la dimensione di contesto socio-culturale in cui la fonte veniva prodotta, performata e fruita: come valorizzare, dunque, il patrimonio musicale digitalizzato, anche per un pubblico non specialista, a cui le competenze di lettura musicale e di storia della musica possono mancare?
In questo senso, Musiche nel ducato Estense. Mappatura ragionata interattiva è un progetto attualmente in fieri, sviluppato nell’ambito del dottorato di interesse nazionale in Learning Sciences and Digital Technologies, frutto di una collaborazione fra l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, il Conservatorio «Orazio Vecchi – Antonio Tonelli» di Modena e Carpi e il Laboratorio di Informatica Musicale dell’Università degli Studi di Milano.
Il progetto prevede la realizzazione di una piattaforma didattica interattiva, volta ad esplorare la fonosfera dei salotti musicali modenesi del primo Ottocento. In particolare, il corpus principale è costituito dall’archivio della famiglia Salimbeni, che vede una consistente parte musicale, con oltre duemila esemplari musicali e un centinaio tra lettere e ricevute d’acquisto. La sfida è rendere visibile la rete di connessioni che lega questi oggetti eterogenei, senza ridurne la complessità.
Oltre allo sviluppo della piattaforma specifica, il progetto mira a proporre un modello scalabile su tre dimensioni integrate: descrivere, mappare e connettere.
La prima dimensione, descrivere, prevede che le fonti digitalizzate vengano rese accessibili non solo nella loro forma visiva originale, ma anche attraverso trascrizioni testuali e sonorizzazioni. Gli spartiti vengono trascritti e sonorizzati; le lettere e le ricevute vengono trascritte e registrate come letture ad alta voce. In questo modo, chi non sa leggere la musica può comunque ascoltarla; chi non riesce a decifrare una grafia ottocentesca può leggerne la trascrizione moderna, oppure ascoltarne la lettura ad alta voce. Ogni utente trova così la propria chiave di accesso.
Nella seconda dimensione, mappare, i luoghi di produzione, acquisto ed esecuzione di questi materiali vengono georeferenziarli su una mappa interattiva. Situare le fonti nello spazio non è un esercizio puramente estetico: permette di ricollegare oggetti dematerializzati dalla digitalizzazione a luoghi reali, e di tracciare i percorsi di circolazione della musica nella Modena dell’epoca.
L’ultima dimensione è connettere: attraverso una struttura reticolare, la piattaforma esplicita le relazioni tra documenti, persone e luoghi. Da una lettera si può passare al brano musicale che vi è citato, o alla mappa del luogo in cui è stato eseguito. Uno spartito può essere collegato alle ricevute di acquisto che ne documentano la provenienza. L’obiettivo è superare la consultazione lineare delle fonti, favorendo una navigazione per connessioni, più vicina al modo in cui storicamente questi oggetti erano intrecciati tra loro.
Sul piano tecnico, la piattaforma adotta standard internazionali per garantire interoperabilità e longevità al progetto stesso: TEI per i testi verbali, MEI per la notazione musicale, IEEE 1599 per la sincronizzazione multimodale tra partitura, audio ed esecuzione.
Per testare la fattibilità di tale progetto, è stato realizzato un progetto pilota su Il Pazzariello — scene napolitane in atto unico, opera lirica del compositore modenese Luigi Gazzotti su libretto di Ferdinando Fontana. In questo caso, il corpus è ristretto ma molto eterogeneo, articolato in:
- uno spartito canto-piano manoscritto
- un libretto dattiloscritto
- cinque lettere
- un contratto tra compositore e librettista.
La piattaforma è già pubblicamente accessibile in rete (https://pazzariello.lim.di.unimi.it/index.php ): la sua messa a punto ha visto l’integrazione dello standard IEEE 1599 su un primo estratto dall’opera, consultabile al link https://pazzariello.lim.di.unimi.it/viewer/?id=pazzariello .
I prossimi step del progetto prevedono da una parte l’applicazione del modello per la realizzazione del corpus più ampio dei salotti modenesi, dall’altra la sperimentazione con classi di scuola secondaria di primo grado, per testare l’usabilità della piattaforma in un contesto educativo formale.
Il fine ultimo, però, va oltre il caso modenese: proporre un modello replicabile su qualsiasi archivio digitale, musicale e non. Perché la carta possa finalmente “cantare” per chiunque la osservi.
Articolo di
Martina Gremignai (dottoranda in Learning Sciences and Digital Technologies)
OpenEdition vi suggerisce di citare questo post nel modo seguente:
Martina Gremignai (30 Giugno 2026). Carta…canta? Il problema della digitalizzazione delle risorse musicali. Informatica Umanistica e Cultura Digitale: il blog dell' AIUCD. Recuperato il 9 Ottobre 2026 da https://doi.org/10.58079/16hhw
